GIOVANNI FALCONE. UN VERO NEMICO DI "Cosa Nostra"

Mercoledì 16 Febbraio 2011 12:12 Redazione
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"Nemico numero 1 della mafia": l'etichetta gli resterà attaccata per sempre. Ma lui in modo scherzoso commentava: "non sono Robin Hood, nè un kamikaze e tantomeno un trappiasta. Sono semplicemente un servitore dello Stato in terra infidelium". Il giudice Giovanni Falcone, dei suoi cinquantadue anni, ne ha trascorsi undici nell'ufficio bunker del Palazzo di Giustizia di Palermo a far la guerra a Cosa Nostra. E' il 1991 quando viene pubblicato il libro dal quale lo scrivente sta traendo alcuni dettagli di: "COSE DI COSA NOSTRA".
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FALCONE: I RICORDI DI BAMBINO, L'ORRORE DELLA MAFIA
Il 21 giugno 1989, cinquanta candelotti di tritolo nascosti tra gli scogli a venti metri dalla casa dove trascorreva le vacanze non lo fanno fuori solo perchè scoperti in tempo, ma Tommaso Buscetta, il supertpentito della mafia, lo aveva messo in guardia fin dall'inizio delle sue confessioni: "Prima cercheranno di uccidere me, ma poi verrà il suo turno. Fino a quando ci riusciranno!".
Marcelle Padovani (coautrice del libro), dirà: "l'ho incontrato per la prima volta nel 1984 al tribunale di Palermo, dietro le sue porte blindate, protetto da un sistema di sorvegliana elettronico in funzione ventiquattro ore su ventiquattro...".
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Nel suo racconto, Falcone affermerà: "devo dire che fin da bambino avevo respirato giorno dopo giorno aria di mafia, violenza, estorsioni, assassinii. C'erano stati  poi i grandi processi che si erano conclusi regolarmente con un nulla di fatto. La mia cultura progressista mi faceva inorridire di fronte alla brutalità, agli attentati, alle aggressioni; guardavo a Cosa Nostra come all'idra dalle sette teste: qualcosa di magmatico, di onnipotente, di onnipresente e invincibile, responsabile di tutti i mali del mondo".
COS'E' LA MAFIA?
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Ma il giudice Falcone, prima ancora di iniziare la sua lunga crociata contro la mafia, prima ancora di interrogare i membri di Cosa Nostra, ha modo (attraverso racconti fattigli da colleghi romani), di apprendere come questi esigano rispetto e rispettano solo chi manifesta nei loro confronti un minimo di riguardo. Dirà: "Uno dei miei colleghi romani, nel 1980, va a trovare Frank Coppola, appena arrestato, e lo provoca: "Signor Coppola, che cosa è la mafia?". Il vecchio, che non è nato ieri, ci pensa su e poi ribatte. "Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelliggentissimo, il secondo gode dell'appoggio dei partiti di governo, il terzo è un credtino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia...".
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COSA NOSTRA AVVERTE COSI'
I messaggi di Cosa Nostra diretti al di fuori dell'organizzazione - informazioni, intimidazioni, avvertimenti - mutano stile in funzione del risultato che si vuole ottenere. Si va dalla bomba al sorrisetto ironico accompagnato dalla frase: "Lei lavora troppo, fa male alla salute, dovrebbe riposare", oppure: "Lei fa un mestiere pericoloso; io, al suo posto, la scorta me la porterei pure al gabinetto" - due frasi che mi sono state rivolte direttamente, è sempre Falcone a parlare. Le cartoline e lettere decorate con disegni di bare o con l'eventuale data di morte accanto a quella di nascita, e i pacchetti con proiettili sono riservati generalmente ai novelli, per sondare il terreno. Quando la mafia fa telefonate tipo. "La bara è pronta", accentuando l'inflessione siciliana, ottiene senza alcun dubbio un certo effetto. Falcone aggiunge: "la mafia è razionale, vuole ridurre al minimo gli omicidi".
L'INIZIAZIONE DI UN CRIMINALE NELLA MAFIA
Si può sorridere all'idea di un criminale, dal volto duro come pietra, già macchiatosi di numerosi delitti, che prende in mano un'immagine sacra, giura solennemente su essa di difendere i deboli e di non desiderare la donna altrui. Si può sorriderne, come di un cerimoniere arcaico, o considerarla una vera e propria presa in giro. Si tratta invece di un fatto estremamente serio, che impegna quell'individuo per tutta la vita. Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Nè mafiosi.
Al momento dell'iniziazione, il candidato o i candidati vengono condotti in una stanza, in un luogo appartato, alla presenza del "rappresentante" della "famiglia" e di altri semplici uomini d'onore. Spesso, questi ultimi sono schierati su un lato, mentre gli iniziandi stanno dall'altro. A volte i candidati vengono tenuti chiusi in una stanza per alcune ore e sono poi fatti usciere uno per volta. A questo punto il rappresentante della famiglia espone ai futuri uomini d'onore le norme che regolano l'organizzazione, affermando prima di tutto che quella che comunemente viene detta mafia si chiama, in realtà, Cosa Nostra...

Stragi siciliane. Ricordando Falcone e Borsellino

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Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Maggio 2013 18:11

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